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La gente non è stupida. La gente è mediamente media. Medio non è negativo. La persona mediamente intelligente è una persona sufficientemente intelligente. In media, la gente ha bisogno di stimoli per riflettere. Trovo che Adriano Celentano abbia colto nel segno durante la trasmissione Fantastico 8.
Io sono il figlio della foca! Non voglio che mia madre pianga! Io sono il figlio della foca! Non voglio che mia madre pianga! Io sono il figlio della foca! Non voglio che mia madre pianga!
GRAZIE ADRIANO!
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Le parole sono importanti. A volte si usano termini impropri senza rendersene conto. Altre volte, invece, si usano termini ricercati appositamente per creare un certo effetto.
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C'è un aggettivo che ormai viene utilizzato con grande vantaggio da politici, giornalisti, banchieri, economisti e avvocati. E' un aggettivo che consente a questi "uomini" di non tenere nascosta una verità e contemporaneamente di non confessarla. Mi immagino che un bel giorno il politico Pinco Pallino disse al microfono di un "giornalista": "Guardi, io penso che i problemi reali della gente non si risolvano facendo quello che sta facendo il ministro." L'intervista fu mandata in onda al telegiornale della sera e venne ascoltata da un criminale della comunicazione il quale fu illuminato dal pezzetto di frase "i problemi reali della gente". "Ma questo qui è un genio!", urlò correndo verso il telefono: "I problemi reali della gente! La vita reale della gente! La politica reale! L'economia reale! La finanza e l'economia reale! L'andamento del Paese e la vita reale!"... Questo criminale telefonò a persone molto in alto per chiedere una riunione di vertice nella quale avrebbe presentato una nuova strategia di comunicazione verso la gente. Naturalmente questa è fantapolitica, anche se nel paese in cui viviamo è davvero probabile una scena di questo genere così come l'ho raccontata. Comunque, quando ascoltate il telegiornale e sentite che il "politico" di turno intervistato sta utilizzando l'aggettivo "reale", quasi sempre sta parlando di due cose delle quali la seconda sarebbe quella reale. Ecco, se riuscite ad intercettare le due cose del suo discorso, pensate al fatto che della prima, il politico, intendeva dire che è finta (anche se non lo ha detto). Quello che viene fuori è davvero sconcertante. Fatemi sapere!
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I nostri politici, che ogni volta andiamo a votare credendo che sia giusto scegliere tra i meno peggio, non ci parlano del futuro. Nessun politico ci parla del futuro. Eppure parlare del futuro significa fare politica. Perché la politica non ci parla del futuro? Perché è vecchia. Perché non fa politica, ma affari. Sarà ancora possibile un futuro, dopo tutto questo tempo perduto? Dedico questo post a tutte le persone che hanno partecipato al V2-Day, a Torino e in tutte le città italiane. Sono persone che hanno lasciato andar via quella speranza di pezza costruita dalla televisione e dalle bugie. Persone che avranno forse la forza di riprendersi il futuro dando un bel calcio nel culo al peggio, al meno peggio e a tutti questi ciarlatani criminali che stanno distruggendo l'Italia. Sono tantissime le persone che hanno deciso di reagire. Ci sono anche tantissime persone che stanno ancora decidendo che cosa fare, ma almeno hanno cominciato a pensare. Si sta creando una sorta di spazio bianco, una zona ancora neutrale in cui convergono le persone che si sono accorte di vivere all'interno di una libertà ben recintata e dalla quale vogliono uscire. E' una zona bianca neutra, dove un popolo si sta formando. Sta nascendo una generazione di giovani di avanguardia. Sono uomini e donne di venti, trenta e quarant'anni, che hanno capito che non c'è futuro se non si esce da questa "libertà" finta. Quella di oggi è una "libertà" fatta di molte condizioni mascherate da opportunità. E' una "libertà" che ci ha allontanato dal nostro futuro e quello dei nostri figli, dalla naturalità delle cose, dalla semplicità di Dio.
LO SPAZIO BIANCO
Migliaia di persone si inchinano La grande piazza è bianca Migliaia di cavalli lasciati scappare Rimane solo questo grande Spazio Bianco
Prendimi con te Sono un superstite Non c'è più niente nelle mie valigie Le lascerò bruciare
Prendimi con te Sono il Futuro Mi avevano mentito Adesso sto scappando
Ma solo con la testa Le mani restano li Non servono le armi Non servono le armi
Sollevato non posso più guidare Ogni spinta per girare è nel vuoto Non riesco a prendere più il domani Sto nuotando nell'aria senza muovermi
Vedo gente che come me è sospesa Riesce solo a respirare senza muoversi Questo cielo sembra il mondo Ma siamo solo delle bolle
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Ecco uno dei personaggi della "politica" italiana. Ad Annozero Sgarbi mostra tutto il suo talento. Marco Travaglio mostra un notevole autocontrollo. Santoro porta pazienza. Sgarbi è ridicolo. Buon divertimento.
Prima parte

Seconda parte

Terza parte

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I mezzi di informazione hanno allontanato la gente dalla realtà. La realtà è diventato tutto quello che ci raccontano i telegiornali e le trasmissioni di "approfondimento". Non esistono più i chilometri quadrati che circondano la nostra casa, esiste il mondo intero con migliaia di intrecci politici ed economici che stanno decidendo le sorti del nostro futuro. Sono intrecci così complessi e lontani che nessuno è capace di spiegare.

Ma sono intrecci così tanto pubblicizzati da essere praticamente di dominio pubblico. E' però un dominio pubblico cattivo, perché fa finta di appartenere alla gente ma la gente in realtà non lo conosce. La gente sa solo che quel dominio è la realtà. Tutto il resto non esiste più. Qualsiasi albero abbattuto, ruscello inquinato, palazzo costruito, qualsiasi oscenità collocata nei chilometri quadrati che circondano la nostra casa riesce sempre ad essere "spiegata" mescolandosi tra questi intrecci politici ed economici, fingendosi "realtà" grande e lontana. Il risultato è che è possibile un potere che può agire sui vari chilometri quadrati che circondano le nostre case, nella totale indifferenza della gente. La gente è confusa senza saperlo. La realtà non è l'albero abbattuto sotto casa, la realtà è la guerra in Iraq. La realtà non è l'aria irrespirabile delle nostre città, la realtà sono gli stupri commessi da un marocchino. La realtà non è salire su un treno di pendolari e trovarsi schiacciati come su un carro bestiame, la realtà è che una grossa banca si è fusa con un'altra grossa banca. Se tutta la gente del mondo, per chiedere che venga restituita loro la realtà, picchiasse nello stesso istante un piede a terra, il pianeta tremerebbe così tanto che i criminali - i criminali veri - che si sono impossessati del nostro futuro inizierebbero ad avere paura e piano piano comincerebbero a restituirci tutto quello che si sono presi in cinquant'anni.
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Oggi vi confesso una mia debolezza. Sono un appassionato di film e musica del passato, di quei film e di quelle canzoni che rappresentano un periodo storico molto particolare. A volte provo invidia per le persone che hanno avuto modo di vivere nel periodo in cui nasceva la speranza. Grandi tragedie e sofferenze alle spalle. Un futuro che prometteva a tutti una vita gioiosa, piena di scoperte e di successi. Un futuro in cui ciascuno aveva nel cuore la gioia di non voler commettere nessuno degli errori del passato. Un periodo stupendo.

Oggi, però, ho visto Vacanze Romane, film del 1953 diretto da William Wyler. Nel film si possono vedere straordinari momenti di vita nel cuore della città romana. La protagonista del film, una principessa fuggita solo per un giorno dalla lussuosa ospitalità italiana, si mischia alla gente per godersi tutto ciò che la casualità di una splendida città al lavoro può offrirle in una giornata di sole. Fino ad un certo momento trovo tutto abbastanza piacevole, anche se ho visto di meglio, ma non mi dispiace. Poi, però, mi accorgo che questi momenti di spensieratezza sono pesantemente accompagnati da una martellante pubblicità al consumo. Ho avuto i brividi. Sono stato travolto da una pubblicità che è stata diffusa decine di anni fa, quando ancora le persone consideravano il termine "consumo" come il verificarsi di una condizione negativa, ovunque si presentasse. La principessa invece era felice e questa felicità era alimentata dal fatto che poteva avere tutto quello che voleva, con quei soldi che aveva in tasca. E' una scena assolutamente micidiale. La principessa ha in tasca mille lire, che per un italiano sono molti soldi, ma per un americano sono pochissimi, sono un dollaro e mezzo, che le consentono di comperare alcune cose: un gelato, un paio di scarpe, una nuova acconciatura di capelli... Infine vorrebbe comperare un mazzo di fiori, ma i soldi rimasti non sono sufficienti. Nessuno a quei tempi avrebbe mai speso mille lire in quel modo. In questo film, però, viene mostrato come una ragazza possa essere ricoperta di felicità comperando cose di cui non ha effettivamente bisogno. Quella scena presenta il consumo. Il consumo che forse nessuno aveva mai conosciuto prima di averlo visto in un film. Comincio a capire sempre di più, giorno dopo giorno, quali sono i pericoli che dovremmo imparare a riconoscere. Le generazioni passate hanno vissuto un periodo tanto magnifico quanto indifeso. La nostra generazione deve fare evolvere le idee che possono migliorare la società e deve abbandonare quelle che alla società sono dannose. La nostra generazione deve riappropriarsi del futuro.
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I pregi della plastica. La plastica è incredibile perché ha un gran numero di qualità che la rendono unica. Impermeabile, resistente, pulita. Con la plastica si può trasportare il cibo e l'acqua potabile in condizioni igieniche molto buone. La plastica costa poco e la usiamo tutti per le cose più diverse. Con la plastica si possono costruire contenitori e oggetti adatti per essere utilizzati centinaia di migliaia di volte.
La plastica è resistente, anche alla natura. A causa dell'uso che facciamo oggi della plastica, il suo maggior pregio è però anche il suo maggior difetto. Infatti la plastica è molto resistente, così resistente che, se buttata, la natura impiega centinaia di anni per assorbirla. Per questo non dovrebbe essere sprecata.
Lo spreco della plastica. Buttare la plastica è un errore che tutti noi commettiamo ogni giorno. Molto spesso ci ritroviamo a dover buttare decine di contenitori senza rendercene conto. Tutti i giorni buttiamo contenitori di plastica vuoti che sono ancora nuovi. Sono i contenitori utilizzati per trasportare l'acqua, la verdura, la frutta. Questi contenitori sono stati utilizzati per pochissimo tempo e una sola vota. Gli stessi contenitori potrebbero essere riutilizzati per centinaia di migliaia di volte. Ma tutte le volte che torniamo a casa con acqua, frutta e verdura lo facciamo con contenitori nuovi di zecca.
 (Questo simbolo impresso su un uggetto indica che il materiale di cui è costituito è riciclabile. Non indica che l'oggetto è costruito con materiale riciclato).
Il riciclo. Naturalmente tutti noi ci poniamo il problema dello spreco. Consapevolmente o no, molti di noi sanno già che la plastica "usata" deve essere raccolta nei bidoni della raccolta differenziata, in modo che tutto quel materiale possa essere riciclato.
Qualcosa non torna. - Quanta della plastica raccolta viene riciclata? - Quanta plastica NUOVA non riciclata produciamo ogni giorno? - Cosa succede alla plastica che non viene riciclata? - Cosa si ottiene dalla plastica riciclata? - Le bottiglie di plastica dell'acqua sono fatte con plastica riciclata? - I contenitori di plastica della frutta e della verdura sono fatti con plastica riciclata?
Beh, se pensiamo che tutta la plastica venga riciclata ci stiamo illudendo. Se pensiamo che da una bottiglia di plastica riciclata si possa fare una nuova bottiglia siamo degli ingenui. Sì perché se fosse così non sarebbe necessario immettere sul mercato tonnellate di nuovi contenitori e di nuove bottiglie di plastica ogni anno. La plastica in circolazione basterebbe per tutti gli usi alimentari e non. Invece una bottiglia di plastica diventerà la manica di un maglione di pail, oppure un pezzetto della gamba di una sedia, oppure la confezione di un telefono cellulare. Il problema è che non ci sono così tanti maglioni, sedie e confezioni da realizzare e, in ogni caso, il risultato di questo riciclo sarà un oggetto di plastica che non potrà essere ulteriormente riciclato.
Quindi, quando va "bene", il ciclo può essere questo: PETROLIO>BOTTIGLIA>ALTRO OGGETTO>INCENERITORE>ARIA>MARI, FIUMI, POLMONI.
Ma le bottiglie sono così tante che non si riescono a utilizzare tutte per produrre nuovi prodotti in plastica non riciclabile, così vengono subito bruciate negli inceneritori, dando luogo a questo ciclo più breve: PETROLIO>BOTTIGLIA>INCENERITORE>ARIA>MARI, FIUMI, POLMONI.
Noi possiamo fare molto, facendo poco. Quando una persona decide di non voler più comprare l'acqua nelle bottiglie di plastica, dopo un anno dalla sua decisione ci saranno state 365 bottiglie di plastica sprecate in meno. E' un risultato incredibile! Provate a mettere 365 bottiglie di plastica nella vostra stanza...
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Nella nostra società, quando si pensa che una cosa non sia giusta, è difficile trovare un appoggio alla propria idea, perché c'è sempre il sospetto che quanto si sente dire dai giornali e dalla televisione sia legato ad un interesse economico anziché ad un interesse di verità.

Le vicende della Cina e del Tibet di questi ultimi mesi ne sono un esempio. Alla gente non sta arrivando un'informazione onesta. Alla gente si sta dicendo solo che sta succedendo un casino e che i "politici" italiani hanno questa o quella opinione sul fatto di boicottare o non boicottare le olimpiadi. Così il problema diventa improvvisamente di interesse economico e su questo problema si fondano tutte le "notizie" di inerzia nei mesi successivi fino ad arrivare ad oggi. Non si sa più nulla delle due o tre vere notizie iniziali, cioè di quei pochi fatti per i quali la gente comune avrebbe l'intelligenza e la cultura per giudicare con la propria testa. Ma se la gente potesse giudicare da sola, allora forse le olimpiadi verrebbero sì boicottate, dalla gente stessa, semplicemente non comprando prodotti sponsor, non guardando le dirette televisive, tutto senza alcun controllo politico ed economico. Allora meglio nasconderli questi pericolosi fatti, creare confusione e far diventare il tutto un bel miscuglio di questioni complesse di cui soltanto delle opinioni dei "politici" si può parlare in televisione e sui giornali senza mai riepilogare chiaramente cosa è successo. Con i Canali Di Emergenza, ho quindi cercato di raccogliere i fatti più importanti sul Tibet che hanno portato alla situazione odierna. Ringrazio come al solito Wikipedia.
Nel 1995, viene rapita la reincarnazione del Panchen Lama, identificato da Tenzin Gyatso nella persona di Gedhun Choekyi, per sostituirlo con un usurpatore nominato dal governo cinese. Dal 1995 non si hanno più notizie né del Panchen Lama, né della sua famiglia, che ufficialmente sono posti sotto la "tutela protettiva" del governo cinese. E' come se mentre il nostro Papa Giovanni Paolo II stava morendo, uno dei possibili successori, un uomo buono, fosse stato rapito e sostituito con un uomo nominato dal "nostro" "governo", mentre il "nostro" "governo" ci assicura che la persona rapita è tenuta in un posto segreto al sicuro...
Nel settembre 2007, la Cina ha affermato che tutti gli alti monaci tibetani dovranno essere nominati dal loro governo, e che in futuro questi dovranno eleggere il 15° Dalai Lama, sotto la supervisione del loro Panchen Lama (il Panchen Lama è una delle due maggiori cariche lama del Tibet e massimo esponente del Buddhismo locale). E' come se il "nostro" "governo" ordinasse che tutti i preti vengano nominati dallo Stato, per esempio da Bondi, oppure da Pezzotta, e che il prossimo Papa dovrà essere eletto da tutti questi nuovi preti, ma comunque sotto la attenta supervisione del più potente Cardinale della Chiesa...
Nell'agosto 2007, il governo cinese ha varato un provvedimento che vieta ai monaci del Buddismo tibetano di reincarnarsi dopo la morte, a meno che il Partito Comunista Cinese non ne abbia concesso l'autorizzazione apposita. E' come se il "nostro" "governo" vietasse per legge la resurrezione di Gesù di Nazareth...
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E' l'economia che sta decidendo le sorti dei nostri figli. I genitori che oggi crescono un figlio non sanno cosa gli riserverà il futuro. I genitori di questi genitori lo sapevano, sapevano che sarebbero stati più fortunati di loro...

Quantomeno ne avevano la speranza. Oggi invece sembra che questa speranza non ci sia e che, anzi, ci sia la certezza che i nostri figli staranno peggio di noi. Mi viene da sorridere mentre scrivo perché mi rendo conto di quanto sia evidente che i nostri figli staranno peggio, a meno che non succeda un miracolo. Molti dicono che è stata l'economia a causare questa situazione. Credo che non sia vero. Naturalmente non ho la pretesa di essere certo di quanto sto per dire, ma mi sembra che se l'economia fosse stata ascoltata per intera sarebbe emerso subito un problema. Sentite cosa dice la grande Wikipedia sull'economia: dice che è "la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse limitate tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione". Avete sentito? Ha detto "risorse limitate"! Ma che vergogna. Via subito quel pezzetto di frase. Siamo pazzi? Così l'economia ne risentirebbe gravemente! è "la scienza che studia le modalità di allocazione di risorse tra usi alternativi, al fine di massimizzare la propria soddisfazione": Così va meglio.
Il concetto è semplice. Facciamo finta di avere 10 michette su un tavolo.
Una michetta serve per sfamare una persona. Intorno al tavolo ci sono 10 persone. C'è pane per tutti. Una michetta vale tanto quanto una persona sfamata. Trasformando questo valore in euro, ipotizzando che la sazietà di una persona valga 20 centesimi, diciamo che una michetta costa 20 centesimi.
Ad un certo punto le persone diventano 20. Quindi ci sono 10 persone in più intorno al nostro tavolo. E' aumentata la domanda del pane. Cioè più persone rispetto a prima dicono: "Ho fame, voglio il pane". Allora sul tavolo devono esserci 10 michette in più, così di nuovo c'è pane per tutti e il suo valore non cambia. Invece oggi succede che sul tavolo ci sono solo 5 michette in più, così 5 persone restano senza.
Questo è il fenomeno che dobbiamo comprendere per sapere dove stiamo andando.
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"Per consumo si intende qualsiasi attività di fruizione di beni e servizi da parte di individui, di imprese o della pubblica amministrazione che ne implichi il possesso o la distruzione materiale o la distruzione figurata (nel caso dei servizi)". Questa è la definizione del termine consumo secondo Wikipedia.

Sempre più spesso si sente utilizzare dai media questo termine per rappresentare il lasso di tempo in cui un fatto sta accadendo. Mentre per le strade si consumava la festa di capodanno, molti cittadini sospettavano che ci fossero alcuni politici in parlamento a inserire qualche parola in un testo di legge che da lì a qualche giorno sarebbe stato votato. Un ragazzo è scampato per miracolo all'esplosione di un grosso petardo. Stava consumando una birra insieme ad alcuni amici, quando all'improvviso una violenta esplosione si è consumata a poca distanza dal proprio tavolo. I consumi sono in calo. Le famiglie non arrivano alla quarta settimana del mese. Nel frigorifero il latte sta per scadere, bisogna consumarlo. Secondo me è un problema se alla società viene imposto l'uso di questo termine a queste condizioni. Sì perché questa imposizione contiene in sé quello che siamo diventati senza rendercene conto. Venite un attimo con me, in alto, dove le persone sembrano puntini neri ma si riconoscono ancora. Siamo piccole formiche in un gigantesco, spaventoso formicaio. Il formicaio produce in continuazione, senza sosta. Il formicaio consuma tutto quello che produce. Risorse infinite ci vogliono per alimentare il formicaio. Forse oggi qualcuno lo ha capito, ma fino ad oggi siamo cresciuti con la certezza del nostro mondo, di una terra generosa e infinita. Ancora oggi la televisione ci racconta che il tetrapak rispetta l'ambiente, che possiamo bere (consumare!) quando ci pare una aranciata e buttarne via la lattina vuota e nuova di zecca, che possiamo utilizzare la nostra auto quando ci pare perché tanto c'è la benzina che la fa andare.
Voglio cercare di fare un passo indietro. Non voglio consumare un bicchiere di birra, voglio berla. Voglio avere rispetto per tutte le cose, non voglio consumarle.
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Cambiare le proprie abitudini non è facile, perché fanno parte della nostra vita. Cambiare alcune abitudini può perciò diventare interessante, perché il cambiamento viene percepito come una rivoluzione. Mi ricordo molto bene la prima volta in cui ho ripensato seriamente ad una mia abitudine che era sbagliata. Forse lo fanno in molti.

Mi lavavo i denti in questo modo sbagliato: - entravo in bagno e mi mettevo davanti al lavandino, - aprivo l'acqua, - impugnavo lo spazzolino con la mano destra - sciacquavo lo spazzolino, - mettevo un poco di dentifricio sullo spazzolino, - mettevo via il dentifricio e mi tenevo appoggiato al mobile del bagno con il braccio sinistro - mi lavavo accuratamente i denti, - mi sciacquavo la bocca, - sciacquavo lo spazzolino, - mettevo a posto lo spazzolino e il dentifricio, - mi asciugavo, - chiudevo l'acqua, - uscivo dal bagno.
Beh, sembra tutto a posto, tranne il fatto che durante questo lavaggio l'acqua che è effettivamente necessaria è una piccolissima percentuale rispetto a tutta quella che finiva diretta nello scarico, nuova, lucente come un cristallo. Per non sprecare tutta quell'acqua, basta vedere la mano sinistra come lo strumento che serve per dosare l'acqua necessaria durante il lavaggio dei denti. Cioè anche la mano sinistra ha un ruolo attivo in questa operazione, così come ce l'ha la mano destra.
Uno dei nemici del nostro pianeta è molto piccolo, come questa abitudine sbagliata.
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 Non mi fido dei media, perché non mi dicono come stanno davvero le cose. La televisione, i giornali, le radio, sono ormai un prodotto omologato che serve per mantenere la società in un costante stato di ipnosi. La gente che abita e lavora intorno alle grandi città è costretta tutti i giorni, per due volte al giorno, alla tortura disumana del viaggio in automobile. Sto parlando di uscire di casa alle 7:30, entrare in macchia, partire, fare 50 metri e fermarsi in attesa che la coda gli consenta di proseguire a passo d'uomo. Durante questo viaggio, che mediamente dura 30 minuti, si è costretti ad un costante livello di tensione per il quale tutte le macchine che stanno davanti, dietro, a destra e a sinistra, diventano degli oggetti nemici che ostacolano il viaggio verso il luogo di lavoro. Ogni rallentamento superfluo, anche il più insignificante, diventa motivo di tensione ulteriore. Le gambe cominciano a diventare fredde e pesanti. Si arriva così in ufficio già stanchi. Ma non ci si fa caso, perché incomincia il lavoro e bisogna comunque concentrarsi su questo. La giornata lavorativa volge poi al termine e il viaggio riprende al contrario, ma alle stesse condizioni. Tutto questo tutti i giorni, per due volte al giorno, di tutte le settimane, di tutti i mesi di chissà quanti anni. Perché nessuno dice niente? Perché nessuno ne parla come di un problema grave? Facciamo finta che non esista la televisione. La gente torna a casa e si ritrova con la propria famiglia. Dopo cena va' a letto se è stanca, discute di qualcosa di importante se c'è da discutere di qualcosa di importante, tromba se ha voglia di trombare... In alternativa, visto che reputo improbabile che rimanga in fissa su un oggetto qualunque della casa senza dire una parola per 2 ore, esce, va fuori, scende e si ritrova per caso con altre persone che sono uscite per lo stesso motivo. Voglio dire che in questo caso ci sarebbe una piazza abitata dalle persone che si stanno godendo una serata come tante altre e con molta semplicità farebbero chiacchierate. Io penso che in questo scenario vi sarebbe una coscienza condivisa del problema Passati i mesi la gente sarebbe incazzata nera e forse succederebbe qualche cosa. Invece esiste la televisione. La gente torna a casa e si ritrova con la propria famiglia. Dopo cena va' a letto se è stanca, discute di qualcosa di importante se c'è da discutere di qualcosa di importante, tromba se ha voglia di trombare... In alternativa, visto che reputo improbabile che esca di casa per incontrare altra gente, resta in fissa su un oggetto in salotto senza dire una parola per 2 ore. La televisione mostra costantemente realtà della vita che non sono quelle che stiamo vivendo. Le pubblicità delle auto sono sempre ambientate in città vuote o nel deserto o in montagna. Le trasmissioni di politica trattano sempre e costantemente problemi che sono grossi, sempre molto grossi, etici, di economia, mai di problemi vicini al proprio lavoro e alla propria vita. Ecco. Così succede che la gente non ci pensa di avere un problema che si potrebbe risolvere. Nessuno ne parla. Non c'è.
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